PORDENONE  – Un malore durante il turno di sabato notte nel laboratorio di Microbiologia, dove lavorava da oltre 30 anni come tecnico, i soccorsi immediati e un quadro clinico che di lì a poco, a causa di un aneurisma, si è rivelato irreversibile. Paola Zigante era di Tiezzo, aveva 56 anni e una famiglia che adorava. È mancata ieri mattina nel reparto di Terapia intensiva: il dono degli organi è il suo ultimo atto di generosità. Il marito Roberto Chiarot, che accanto ha il figlio Enrico, ripercorre con un fil di voce quei momenti: «Hanno fatto il possibile per salvarla, ma la situazione era drammatica. Era una donna generosa, non ho avuto dubbi su quello che dovevo fare e ho acconsentito al dono. Lei avrebbe voluto così». I medici si sono subito messi in contatto con il Nit di Milano. La Polizia stradale di Pordenone ha organizzato la staffetta per portare le provette al team che coordina i trapianti sul territorio nazionale e che verifica la compatibilità del donatore con i possibili riceventi. A Pordenone sono arrivate due équipe specializzate nei prelievi, dopodichè la Croce rossa ha garantito il trasporto degli organi in due ospedali. Sei persone, grazie al dono di Paola, avranno nuove speranze di vita o di migliorarne la qualità.
Per la comunità di Tiezzo è stato un duro colpo. Paola Zigante era una donna molto attiva. Si divideva tra il lavoro in ospedale (da marzo era massacrante, perchè faceva parte del team che analizza i tamponi per la diagnostica del coronavirus) e nel ristorante di famiglia, “Al Ponte”. «Ha dato più di quello che ha ricevuto – ricorda con amore il marito – Non si fermava mai. In pratica aveva un doppio lavoro, perchè mi ha aveva convinto a riaprire un ristorante che era appartenuto alla mia famiglia. Con la sua tenacia ha raggiunto l’obiettivo».
Domani, nella parrocchiale di Tiezzo, l’ultimo saluto. I colleghi del Dipartimento della Medicina dei servizi avrebbero voluto proclamare una giornata di lutto, ma non è possibile interrompere un servizio pubblico. Il pensiero che hanno avuto fa però comprendere che cosa rappresentava Paola per tutti loro. «Paola – afferma il dirigente del Dipartimento, Roberto Spaziante – mancherà a tutto l’ospedale. Lavorava in laboratorio da oltre 30 anni, ha fatto la storia della Microbiologia. Aveva capacità professionali elevate, per non parlare dell’aspetto umano. Non si tirava mai indietro. Era il leader del gruppo e durante l’emergenza Covid era in prima linea, non si è mai tirata indietro, uno sforzo imponente». Era il punto di riferimento del gruppo dei virologi, sempre con il sorriso sulle labbra. «Per il lavoro – evidenzia Spaziante – ha trascurato la famiglia, mancherà a tutti».


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