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Per superare questa fase traumatica dobbiamo coltivare anche sul lavoro rispetto, cura ed empatia


Alzare gli occhi al cielo non è una perdita di tempo, ma è qualcosa di fondamentale per gli esseri umani. Per stare bene, infatti, abbiamo bisogno di sentirci parte dell’ambiente e soprattutto di avere l’occasione di “distrarci”. Il famoso proverbio inglese “All work and no play makes Jack a dull boy” ci arriva dalla metà del Seicento, ma ha origini molto più antiche, in particolare nell’Antico Egitto del 2400 avanti Cristo, in cui il visir Ptahhotep scrisse nelle sue massime dedicate al figlio: “Chi fa conti dalla mattina alla sera non vive bene. Chi rallegra il suo cuore dalla mattina alla sera non provvede alla sua casa. L’arciere coglie il bersaglio, come l’auriga raggiunge la meta, con diversità d’intento. Chi obbedisce al suo cuore comanderà”.

Sono passati quasi 4mila e 500 anni e le cose non sembrano essere cambiate di una virgola, a parte il fatto che abbiamo scoperto la penicillina e ora al posto delle piramidi costruiamo grattacieli. “Obbedire al cuore” è una formula abbastanza vaga, eppure tutti nel profondo dovremmo sapere cosa vuol dire. Sicuramente sembra saperlo Brunello Cucinelli, intorno a cui si sviluppa il sesto e ultimo episodio di Tech.Emotion – Empower Human Potential – serie creata da Emotion Network e da Facebook e co-prodotta da Lotus Production, in onda stasera su SKY ARTE alle 20:35, mercoledì su SKY TG24 alle 21.15 e disponibile on demand su NOW TV e SKY Q – che vede inoltre come protagonisti Jodi Halpern, professoressa di Bioetica ed Etica delle tecnologie innovative all’Università di Berkeley; Marc Benioff, fondatore, presidente e CEO di Salesforce, uno dei più grandi colossi tecnologici che forniscono software a tutto il mondo; e Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer di Meta (Facebook al tempo del girato) e per Forbes tra le donne più potenti del pianeta.

Brunello Cucinelli

Brunello Cucinelli ha costruito una realtà imprenditoriale unica al mondo, partendo da zero. Eppure dalle sue parole non traspare l’arroganza che lo stereotipo affida di solito al “self made man”, tutt’altro. Le sue parole sono ponderate e illuminate dalla consapevolezza profonda di chi ha visto coi propri occhi l’ingiustizia e ha fatto di tutto per cambiare un paradigma dato, creando con impegno una realtà alternativa, che pure affonda le sue radici nella cultura e nelle più positive tradizioni del passato. “Il sogno della mia vita,” dice l’imprenditore, “Era dare dignità morale al lavoro, considerare le persone vicino a me anime pensanti, far sì che si sentissero stimate”. E questo è un punto fondamentale che nel mondo del lavoro purtroppo viene sistematicamente ignorato. I lavoratori, in vari ambiti, vengono considerati al pari degli ingranaggi che compongono le macchine delle fabbriche. Il lavoro, anche quello di ingegno, finisce così per essere profondamente straniante e abbrutente, proprio come all’inizio della rivoluzione industriale, nonostante siano passati secoli e gli esseri umani abbiano compiuto passi straordinari.

La fretta e la pressione, a lungo andare, soprattutto quando diventano sistematiche, ci fanno perdere contatto con il mondo che ci circonda, generano stress, insoddisfazione e imprecisioni sul lavoro che dovrebbero promuovere. Se si può lavorare immersi nel paesaggio, in un ambiente armonioso e in contatto con la natura, si è più sereni e creativi e anche il lavoro ne giova. Per far sì che tutto questo fosse possibile Brunello Cucinelli ha mantenuto la sua fabbrica nel borgo del suo Paese d’origine, Solomeo, frazione del comune di Corciano, in provincia di Perugia, restaurandolo e permettendogli di sopravvivere e di non scomparire, come purtroppo sta succedendo a tanti altri borghi stupendi. Il restauro rispettoso appare come cura efficace dei luoghi e dei paesaggi, in contrapposizione allo spreco e alla produzione di nuovi edifici, che consumano terreno e pur essendo pensati per essere a impatto zero – nascondendosi dietro retoriche di greenwashing – contribuiscono attraverso la loro stessa costruzione a enormi emissioni di CO2.

Cucinelli propone un’imprenditoria basata sulla gentilezza e il rispetto, sulla bellezza, sul garbo e sull’educazione, in grado di dar vita a una comunità ispirata all’idea di San Benedetto, che si sviluppi intorno a un luogo per lo spirito, uno per lo studio e uno per il lavoro, senza distinzioni legate al genere, all’etnia o al credo e garantendo ad ogni individuo un’espressione paritaria. Allo stesso modo, su scala più grande sarebbe fondamentale rivedere il valore della scuola, dei teatri, così come dei musei e delle altre istituzioni culturali, e degli spazi adibiti al lavoro.

Cucinelli racconta che suo padre veniva costantemente umiliato e offeso nella fabbrica in cui lavorava, e questo ha fatto sì che in lui germogliasse il desiderio di dar vita a una realtà completamente diversa, che si fondasse su valori opposti, sull’arte di farsi voler bene, coltivando la gratitudine e a propria volta aiutando gli altri, dandogli l’occasione e la possibilità di sviluppare il proprio potenziale ed evolversi in primis come esseri umani, e solo successivamente come lavoratori. È necessario ritrovare, educare ed esercitare una gentilezza spirituale, che ci porti all’ascolto degli altri, così come degli ambienti e degli spazi, solo così si potrà creare un futuro migliore. La Terra oggi ci sta mandando inequivocabili segnali d’allarme e dobbiamo ascoltarli. La merce non deve essere svenduta, e soprattutto l’eventuale sovrappiù non deve essere buttato – come dimostrano le immagini scioccanti della discarica abusiva della fast fashion nel deserto di Atacama, in Cile – ma può essere donato a chi ne ha bisogno. Così Cucinelli, durante il lockdown del 2020 ha donato 30 milioni di euro di capi ai bisognosi di tutto il mondo. È fondamentale infatti mescolare profitto e dono. Nelle comunità di campagna un tempo ciascuno dava una parte del suo raccolto alla comunità, ma oggi sembra che ce lo siamo dimenticati.

Marc Benioff

“Durante il Rinascimento”, sottolinea Cucinelli, “la metà del Pil mondiale era prodotta dalla Cina e dall’India, noi Italiani eravamo soprattutto mediatori culturali. C’era Marco Polo, c’erano grandi architetti, grandi pensatori”. Le nostre radici culturali vengono da lì e oggi le dobbiamo ritrovare. Bisogna riscoprire il valore della misura, perché la proporzione è fondamentale per l’equilibrio del pianeta, tutto ciò che di naturale ci circonda ce lo mostra e già gli antichi lo sapevano bene (perché a differenza di noi, pur non avendo i nostri strumenti estremamente sviluppati, o anzi, proprio per quello, erano attenti osservatori). Il Capitalismo ci ha fatto perdere ogni contegno, siamo smisurati, i nostri desideri non hanno più limiti e quindi non possono mai essere soddisfatti, accumuliamo e non siamo mai felici, appagati, cerchiamo di riempire la voragine che sentiamo dentro di noi con degli oggetti, quando in realtà andrebbe rimarginata con pazienza, dandosi tempo – quel tempo che qualcuno ci ha convinti di non avere e di cui costantemente veniamo derubati. Abbiamo cancellato le distanze, eppure sempre più persone vivono un senso di profonda solitudine e depressione, come se fossero separate dal tutto, anche se nei fatti sono interconnesse come mai prima d’ora. Dobbiamo ritrovare il valore del limite, della finitezza, che è poi la caratteristica che ci permette di provare quel profondo senso di meraviglia quando osserviamo il cielo. Un famoso proverbio zen non a caso dice: “Ci sono tre cose che non si possono nascondere a lungo, il Sole, la Luna e la verità”.

Sheryl Sandberg

Questa è l’epoca della post-verità, eppure, sono convinta che se ci sforziamo, se restiamo in ascolto, possiamo ancora provare in alcuni momenti l’esperienza del vero. Il problema è che non siamo abituati a farlo e ci hanno convinti che sia qualcosa di inutile, o di impossibile. Serviranno anni – decadi – per creare un miglioramento condiviso e diffuso, una società più giusta e inclusiva, in cui sarà eliminata qualsiasi discriminazione, per questo dobbiamo agire fin da ora.  A questo proposito può essere illuminante ricordare l’aneddoto scientifico, citato da Halpern, rispetto al famoso neurobiologo e primatologo professore a Stanford, Robert Sapolsky, che studiando in Kenya il comportamento dei babbuini scoprì una tribù in cui i maschi dominanti – i più anziani – erano morti per aver ingerito carne avariata. Le femmine, allora, crebbero i maschi più giovani e nella generazione successiva i maschi mostrarono come mai prima di allora comportamenti inediti di propensione alla cura e all’affetto. Questi maschi non dominanti avevano assimilato quei comportamenti dalle madri e quando poi erano diventati adulti avevano mantenuto i tratti di cura ed empatia delle femmine, pur assumendo il dominio e la guida del gruppo. Queste qualità positive, legate a compiti tradizionalmente femminili sono fondamentali per ottenere una società più unità e andrebbero riscoperte.

Sheryl Sandberg ribadisce che affinché si riesca a dar vita a una società realmente giusta ci sono molti problemi da risolvere, tra i più urgenti quello del gender pay gap e poi la necessità di sfondare il soffitto di cristallo, per dare a tutti senza distinzione le stesse opportunità. La maggior parte delle donne fa costantemente un doppio lavoro rispetto agli uomini, perché sulle loro spalle ricade anche quello di cura. In 46 Paesi del mondo le donne occupano meno del 30% dei seggi in parlamento. Nel 2019 le donne ricoprivano solo il 28% delle posizioni manageriali nel mondo. In 18 Paesi i mariti possono legalmente impedire alle loro mogli di lavorare. In 49 Paesi non esistono leggi contro la violenza domestica sulle donne. Secondo lei, la tecnologia in questo può giocare un ruolo importante, per permettere alle donne di esprimersi, creare comunità e far sentire la propria voce, senza il permesso di nessuno. In questo senso i social possono aprire molte porte. La tecnologia digitale può aiutare le persone a sviluppare il loro potenziale, soprattutto a coloro che nel mondo hanno meno potere e la cui voce non viene ascoltata. Affinché le cose cambino è fondamentale che si diffonda una cultura alternativa del lavoro e che gli imprenditori riconoscano l’importanza di queste istanze, ciascuno, nel suo piccolo, deve agire in questa direzione.

Jodi Halpern

Per Marc Benioff il Capitalismo per come lo conosciamo è morto, la tecnologia sarà necessaria per uscire dalla crisi, ma al tempo stesso lo saranno anche l’intuizione, l’intelligenza e la fantasia umana. A questo proposito, secondo Jodi Halpern la tecnologia – se indirizzata in un certo modo – può avere un impatto importante sulle reazioni emotive. Grazie alla realtà aumentata e alla realtà virtuale potrebbe infatti permetterci di sviluppare la nostra empatia, mettendoci letteralmente nei panni degli altri e facendoci sperimentare un’esperienza alternativa, in modo da capire che pur essendo individui definiti al tempo stesso siamo intimamente connessi. La personalità non è per forza di cose separazione dal resto del mondo, egoismo e competizione. La tecnologia, aiutandoci a cambiare punto di vista e a percepire esperienze inedite, può aumentare la nostra empatia, qualità che si allena proprio come l’adattamento. Il superamento dei limiti spinto dalla nostra curiosità e dall’ambizione non deve mai calpestare e travolgere gli altri. Cura e desiderio possono coesistere, anzi, per essere sostenibili e positivi devono farlo per forza di cose.

Dalai Lama

Brunello Cucinelli ricorda che già Omero diceva che i grandi re, per andare verso una vita nuova, avevano deposto le armi e la sofferenza. Così il Dalai Lama ha detto che certe idee all’inizio sembrano impossibili, ma con consapevolezza e tenendo la mente lucida, passo dopo passo possono essere raggiunte. “Io sono un buddista,” continua, “pratico per diventare Budda: detta così sembra una cosa impossibile, ma il tentativo ci migliora, ci dà speranza e dona un senso e una direzione a tutta la nostra vita”.


“Tech.Emotion – Empower Human Potential” è stata creata da Facebook e da Emotion Network, la media company fondata a Milano da Mattia Mor, Karin Fischer, Gianluca D’Agostino, Massimo Redaelli, Alec Ross, Claude Finckenberg e Thomas Schneider e co-prodotta con Lotus (Leone Film Group) nelle persone di: Enrico Venti, produzione esecutiva, Salvatore De Chirico, sceneggiatura, Danilo Carlani e Alessio Dogana, regia.





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